L’arte della tessitura a San Giovanni in Fiore affonda le sue radici in epoche remote. L’uso del telaio in ogni casa si diffuse intorno al ‘600, quando alcune famiglie del Marchesato crotonese e dei casali cosentini si rifugiarono presso l’abbazia Florense, e, trasferitesi nei pressi di un eremo, dovettero provvedere in proprio a soddisfare varie necessità. In un primo momento la tessitura serviva esclusivamente ad arricchire l’arredamento domestico. In una seconda fase le donne iniziarono a vendere i loro manufatti, contribuendo al ménage familiare. Da allora i tessuti diventarono l’emblema di San Giovanni in Fiore, il simbolo di una cultura talmente ricca di contaminazioni (greche, romane, bizantine, sveve, aragonesi, e francesi) da non essere mai uguale a se stessa. L’influsso più importante e determinato dai maestri armeni nella metà del 900, che coinvolti dall’OVS creano la scuola tappeti. Grazie alle tecniche portate dagli orientali, le tessitrici calabresi diventano anche annodatrici, e le produzioni, ispirate alle influenze medio-orientali, si fanno sempre più raffinate e particolari. Domenico Caruso, sangiovannese doc, diventa direttore artistico della Scuola Tappeti Caruso nel 1985, oggi rinomata a livello internazionale. Il lavoro avviene come un tempo: casa per casa. Le tessitrici lavorano su commissione nella loro abitazione, seguendo il metodo tradizionale. |